Don Emilio Maggini (18 settembre 1926 - 9 agosto 2008)

La Cappella Musicale "Santa Cecilia" della Cattedrale di Lucca ricorda la figura del proprio Direttore Artistico.
La scomparsa di Mons. Emilio Maggini lascia un vuoto incolmabile nella vita del coro della Cattedrale di Lucca.
Direttore Artistico della Cappella “Santa Cecilia” dai primi anni sessanta, Don Maggini è stato organizzatore e animatore insostituibile della liturgia nella Cattedrale di Lucca oltre che dei concerti del coro.
La modestia e la semplicità che ne hanno sempre caratterizzato la persona sono ricordate da tutti coloro che lo hanno conosciuto come un tratto distintivo di un sacerdote che ha sempre operato con dedizione e passione.
Vogliamo qui ricordarne il percorso artistico, nella convinzione che il lato vero e umano è ben presente nella memoria di tutti noi.
Mons. Emilio Maggini, nato a Gombitelli (Camaiore) il 18 settembre del 1926, ha studiato nel Seminario di Lucca per poi formarsi musicalmente con i Maestri Federighi, Bertolucci, Pratali e Borlenghi, diplomandosi in Composizione e in Musica Corale e Direzione di Coro presso i Conservatori di Firenze e Foggia.
E’ stato per 35 anni docente di Musica e Canto Gregoriano presso il Seminario di Lucca, per poi ricoprire l’incarico di Direttore dell’Istituto Musicale Diocesano “R. Baralli”, da lui fondato insieme al Maestro Marino Pratali, fino alla fine degli anni novanta.
Dal 1949 ai primi anni novanta ha ricoperto l’incarico di Organista della Cattedrale di Lucca.
Nel 1963 ha fondato la Sagra Musicale Lucchese attraverso la quale ha portato nelle chiese della città i più importanti organisti e complessi corali e orchestrali del mondo facendo conoscere e apprezzare a migliaia di persone le più significative composizioni del repertorio musicale sacro.
Ha riordinato e portato a conoscenza degli studiosi l’importante Fondo di Musica Antica della Biblioteca del Seminario di Lucca curandone la pubblicazione del catalogo completo presso l’Istituto Editoriale Italiano di Milano.
E’ stato Organista e Direttore Artistico, dal 1965, della Cappella Musicale “Santa Cecilia” della Cattedrale di Lucca che ha accompagnato in numerose turnees e concerti anche in Europa e negli Stati Uniti d’America.
Ha trascritto e curato la revisione di musiche inedite di compositori lucchesi (Boccherini, i Puccini, Catalani, Luporini, Landi, Pacini, Bottini, Magi, Angeloni) e di vari altri (Pergolesi, Bellini, Porpora, Piccinni, Sammartini), musiche che, eseguite nell’ambito della Sagra Musicale Lucchese, sono state poi pubblicate e diffuse su disco in tutto il mondo.
Fra le sue composizioni si ricordano sei Mottettoni (di cui uno con grande orchestra e uno a tre cori) per la Santa Croce, due oratori (Santa Chiara e San Martino Vescovo di Tours), un Libera me Domine per tenore, coro e grande orchestra, la Messa di S. Cecilia in italiano ad uso liturgico, molte composizioni corali sacre conosciute ed eseguite ben oltre i confini della Diocesi di Lucca oltre a varie composizioni per organo entrate nel repertorio di famosi organisti anche all’estero.
Molte delle sue musiche per organo e per la liturgia sono state pubblicate dalle case editrici Carrara di Bergamo ed Eurarte di Varese.

Don Emilio Maggini al pianoforte




Il ricordo del Maestro Cosmi

Lucca, Cattedrale di San Martino, 12 agosto 2008, in occasione del funerale.

Caro Don Maggini. Sacerdote. Maestro e amico carissimo.
Ho buttato giù due righe in fretta (ma ti prometto che sarò breve) perchè sono sicuro che andando a braccio mi sarei smarrito nei meandri della memoria, che tanti, troppi sono i ricordi che si confondono nella mia mente.
Infatti il nostro sodalizio e la nostra amicizia è iniziata tanto tempo fa, negli anni della nostra gioventù, accomunati oltre che dall'amore per la musica, anche dall'ottimo insegnamento dei nostri maestri di allora. "Penso al buono e bravo Marino Pratali, al maestro Borlenghi, all'insegnante di pianoforte Margherita Bertolucci ed altri...".
Di te ricordo bene come già giovane sacerdote si notavano l'entusiasmo, la determinazione e le notevoli capacità organizzative che unite ad una innata simpatia, semplicità, bontà d'animo, generosità, il tutto sostenuto da un carattere forte e deciso, ti rendevano persona interessante e decisamente speciale. Tutte queste qualità si concretizzarono quando in seguito ti mettesti al timone della pur già esistente Cappella Santa Cecilia, che diventerà con te Coro della Cattedrale. In questa corale vi ebbi a far parte già come bambino cantore. Fu così che la nostra amicizia si è cementata ancor più, soprattutto per la collaborazione in occasione dei concerti della Sagra Musicale Lucchese, che tu avevi nel frattempo creato dal nulla.
Erano gli anni sessanta e allora a Lucca, eccettuato il Boccherini, per la concertistica vi era il deserto totale. Intuizione geniale la tua, che riuscì in pochi anni ad avvicinare prima per curiosità, poi per vero interesse, migliaia di persone che non avevano mai avuto l'opportunità di ascoltare musiche di Bach, Beethoven, Mozart, Haydn, Haendel, Wagner, Brahms, Rossini, Verdi e tanti altri compositori, mai eseguiti nella nostra città, per di più con esecuzioni ed interpreti di primordine.
Ma tu non potevi fermarti lì perchè sei sempre stato osservatore acuto e attento e ti eri accorto che la nostra città ricca di tradizioni musicali aveva completamente obliato i suoi figli compositori.
Ed è così che è iniziata la tua nuova esperienza che ti ha portato in seguito a frugare in tante biblioteche d'Europa alla ricerca di capolavori dimenticati. Ecco l'affascinante ma duro e difficile lavoro di trascrittore. Giorni, mesi e anni interi di lavoro al tavolino, ricopiando, cancellando, incollando intere indecifrabili partiture, per poi poterle bel leggere e valutarne il valore. Ed è così che abbiamo potuto ascoltare in ripresa moderna composizioni dei nostri: Boccherini, composizioni della famiglia Puccini, antenati del più celebre Giacomo, la stupenda messa del Catalani, non tralasciando neppure i compositori più vicini a noi come Pacini, Angeloni, Magi, Luporini, Landi ed i contemporanei Catalbiano e Borlenghi.
In seguito sempre con acuto senso di intuito hai allargato lo sguardo ad altri autori come: Pergolesi, Porpora, Bellini, Piccinni, Sammartini e tanti altri.
Sento che è come tu mi dicessi: Che mi stai dicendo? Perchè mi dici tutto questo? Sono cose che so già e non c'è bisogno che tu me le ricordi! Giusto. Questo è vero. Ma siccome l'uomo a volte ha memoria corta, penso che una rinfrescatina non faccia male. Cercando di essere ottimisti come tu ci hai insegnato è da sperare che la tua dipartita sia motivo di riconsiderazione del lavoro che con tanta passione e amore tu hai svolto. Ci hai lasciato un'eredità che non può essere dispersa nel nulla. Le cose valide restano, quelle effimere o improvvisate prima o poi svaniscono. Noi cercheremo in nome del tuo ricordo di portare avanti l'opera che tu hai creato e SARAI RICORDATO PER SEMPRE, da tutti quelli che ti hanno conosciuto come me.
In uno dei nostri ultimi incontri in ospedale mi avevi confidato che ti sarebbe piaciuto scrivere un ultimo mottettone. Il più bello avevi detto e forse avevi già nella tua mente e nel tuo cuore le melodie da fissare poi sul pentagramma. Non hai fatto in tempo, il Signore ha deciso diversamente e ti ha chiamato a se aprendoti le porte del cielo. Sono certo che ti avrà messo a disposizione le più belle voci degli angeli e arcangeli, unitamente agli squilli delle trombe celesti. Sono sicuro che comporrai il più bello, il migliore, il più grandioso di tutti i tuoi lavori messi assieme.
Ma avevo promesso di essere breve e lo sarò. Dunque addio amico carissimo. Per quello che mi riguarda patirò assai per la mancanza dei nostro incontri quasi quotidiani. E sono sicurissimo che come ho fatto in tutti questi anni attraversando Porta San Pietro per venire in Cappella da te, la prima cosa che facevo era quella di guardare se appoggiata al muro vi era la tua vecchia e abbastanza sgangherata bicicletta con le sue borse a volte piene di carta da musica, pacchetti e oggetti vari.
Sono sicuro che in futuro ripetendo il gesto ormai meccanicamente, guarderò ancora quel muro, ma purtroppo non vi sarà più appoggiata come al solito la tua vecchia bicicletta. ADDIO AMICO CARISSIMO. TU SAI BENE CHE TI PORTEREMO SEMPRE TUTTI NEL CUORE.

Gianfranco Cosmi