La Cattedrale di S. Martino

Collocata nell'area sud-est della città romana, nella zona inclusa tra cardo, decumano e cinta muraria, la chiesa di S.Martino, innalzata, come attestava un'epigrafe al tempo di S.Frediano, Vescovo della città fino al 588, conobbe una prima trasformazione con la costruzione di una cripta in conseguenza alla solenne traslazione da Populonia del corpo di San Regolo, voluta dal Vescovo Giovanni I nel 780. La Cattedrale fu però riedificata dalle fondamenta tra il 1060 e il 1070 per volontà del Vescovo Anselmo da Baggio, futuro Papa Alessandro II. Nulla rimane oggi dell'edificio primitivo, che dal 725 aveva sostituito S.Reparata, la prima Cattedrale della città , forse divenuta insufficiente ad accogliere la popolazione locale, e poco anche di quello alessandrino, a cinque navate divise da colonne e capitelli antichi e neo-antichi, forte esempio di un recupero delle origini paleocristiane, coerente con il ritorno moralizzante agli antichi costumi che caratterizzavano la riforma gregoriana, di cui Alessandro II fu uno dei protagonisti. Allo stesso periodo appartiene il radicarsi del culto del Volto Santo, la grande statua lignea raffigurante il Cristo Crocifisso vivo e trionfante, vestito come nell'Apocalisse della tunica dei sacerdoti arricchita nella cintura dorata dei re. Statua reliquiario per aver contenuto le ampolle del Sangue di Cristo e reliquia essa stessa per essere stata scolpita secondo la tradizione per diretto intervento divino, divenne presto meta di pellegrinaggi e assurse a simbolo della città .

La Cattedrale assunse l'aspetto attuale con gli interventi di modifica che cominciarono ad essere effettuati fin dalla prima metà del XII secolo con l'edificazione di un portico e la relativa decorazione, con la costruzione di un nuovo frontespizio a loggette, terminato nel 1204 e soprattutto navate divise a pilastri anziché da colonne, addossando contrafforti agli antichi fianchi.

Il cantiere del portico del Duomo, in cui confluirono e armonizzarono esperienze artistiche eterogenee per origine e formazione, costituì un episodio fondamentale nella vita culturale cittadina a metà del XII secolo: da esso scaturì un'opera unanimamente considerata come un unicum di eccezionale originalità nel panorama artistico non solo regionale ma addirittura nazionale. Verso la fine del secolo si affermò in questo già vivace contesto, Guidetto, con la sua maestranza di origine lombarda destinata a lasciare profonde tracce in tutte le chiese cittadine, cui si deve il frontespizio ornato di loggette. Meno ricchi di conseguenza nella cultura locale furono gli altri episodi del S.Martino e il Povero, (uno dei primi gruppi a tutto tondo della storia dell'arte italiana, opera di un ancora ignoto maestro di cultura bizantina, forse attivo nella vicina Pisa) e delle sculture del portale sinistro, opera giovanile di Nicola da Apulia, che svolgerà poi la sua opera soprattutto a Pisa, tanto da divenire noto come Nicola Pisano. Le altre decorazioni del sottoportico, avviate nel 1230, si devono invece ad una nuova maestranza lombarda, raccolta attorno ad un altro Guido, il Bigarelli, attiva a Lucca e in tutta la Toscana occidentale. Nuove mmodifiche furono apportate alla chiesa nel corso del '300, quando l'edificio assunse la pianta a croce latina con grande abside e transetto; responsabile del cantiere fu, alla fine del secolo, Antonio Pardini, cui si deve buona parte dell'apparato decorativo e che poté valersi, tra gli altri, della collaborazione di Jacopo della Quercia, cui era stato commissionato un ciclo di Apostoli per ornare la sommità dei fianche del nuovo assetto: ne fu realizzato solo uno che si vede oggi nell'annesso Museo. Terminata la rimodellazione dell'edificio nel 1476, si pose mano a rinnovare l'interno, operazione che, grazie anche all'illuminata committenza di Domenico Bertini, dignitario della curia pontificia e responsabile in quegli anni della Cattedrale, fu terminata entro la fine del secolo. In questa fase forte è soprattutto la presenza di Matteo Civitali, autore di numerosi altari, del nuovo pavimento e del sacello per il Volto Santo, una vera architettura a pianto ottagona con cupola e lanterna. A pittori, orafi e legnaioli a lui vicini si deve la decorazione delle pareti e delle volte, e la realizzazione delle vetrate, ancora oggi almeno in parte discernibile.

Una nuova incisiva modifica nell'assetto interno si ebbe in epoca controriformistica, quando il vecchio impianto degli altari fu del tutto stravolto in omaggio ai nuovi criteri di ordini e regolarità , e nuove pale furono commissionate ai più illustri pittori del tempo.
A questa fase risalgono la Natività del Passignano, l'Adorazione dei Magi dello Zuccari e l'Ultima Cena del Tintoretto e il rifacimento, ad opera del Giambologna con la collaborazione del Montorsi dell'altare della Libertà che andò a sostituire quello che nel 1369 la Repubblica aveva eretto per celebrare la riconquistata libert� dai Pisani.
Tra la seconda metà del '500 e la prima del '600 si colloca anche l'edificazione di due cappelle ai lati dell'abside che costituiscono gli ultimi incisivi interventi operati sull'impianto della chiesa: in quella detta del Santuario, vennero raccolte tutte le reliquie e i corpi santi della basilica. I radicali cambiamenti progettati nel '700, tra cui avrebbe dovuto essere anche il rinnovamento della facciata ad opera dello Juvarra, non furono invece attuati. Di quell'epoca rimangono oggi solo due altari, uno, opera dello stesso Juvarra entro il tempietto del Volto Santo e l'altro, l'altare maggiore, di Giovanni Vambrè.